da vedere: Stay still

STAY STILL pare la versione pop di “Persona” di Bergman.

Spostato dall'isola di Faro a un ospedale psichiatrico, il rapporto fra una paziente eccentrica e la sua infermiera ha molti punti in comune con quello fra Liv Ullman e Bibi Andersson. Julie ricca ereditiera piena di fascino manipolatore, si chiude nell'inazione per rifiuto dei meccanismi sociali (porta sempre guanti di gomma gialli come per non farsi contaminare). Questo comportamento non le impedisce ogni tanto di dar fuoco a qualcosa, per cui entra ed esce da una clinica psichiatrica, dove le viene assegnata Agnes, una giovane infermiera, che nella vita ha invece fatto quanto c'era da fare (famiglia e lavoro).

Entrambe hanno un rapporto irrisolto col materno. La madre di Julie si uccise quando lei era una bambina, la figlia di Agnes di tre anni non parla alla madre e praticamente la rifiuta. Scattano identificazione, transfert malato, manipolazioni, ribellioni, attrazione sessuale.

Il taglio è assolutamente pop, a tratti grottesco con incursioni felliniane, per un modo eccentrico di guardare alla malattia mentale che la regista Mishto ha comunque approfondito per la lavorazione di un suo documentario sul tema, quasi una premessa al film.

Le due attrici, la russa Natalia Belitzki e la tedesca Luisa Celine Gaffron sono efficacissime e brave e stabiliscono un corto circuito femminile, che le sonorità elettroniche di dj Apparat insieme alla bellissima fotografia post-colorata e pop-colorata di Francesco di Giacomo, portano su un piano di pura astrazione.

Carlo Confalonieri

 

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